Il corpo di dolore

“Specchio riflesso se lo dici sai di esserlo”
-filastrocca popolare-
Ogni giorno siamo costantemente investiti da un flusso mentale travolgente e inarrestabile. E, nonostante il nostro sforzo di controllare il pensiero, esso accade involontariamente. Succede, semplicemente; così come avviene, in modo autonomo e automatico, la nostra respirazione o la nostra digestione. E siccome la nostra voce mentale vive principalmente nel passato, essa partecipa ad un circolo vizioso che dà sostanza e credibilità alla nostra storia: i nostri condizionamenti inconsci determinano precise reazioni emotive che a loro volta rafforzano i pensieri. Questo accumulo di pensiero emozionale antico e, continuamente rinnovato, è chiamato da Eckhart Tolle il corpo di dolore. Secondo il mistico e scrittore tedesco “Il corpo di dolore è una forma di energia semi-autonoma che vive nella maggior parte degli esseri umani, un'entità fatta di emozioni. Ha un'intelligenza primitiva, non dissimile dalla furbizia di un animale, diretta principalmente alla sopravvivenza“.
Vivendo a stretto contatto con il “pensiero negativo”, il corpo di dolore si sente appagato e pieno principalmente quando si nutre di emozioni spiacevoli. Quando l'infelicità avrà preso molto spazio nella nostra vita, non solo avremo difficoltà a lasciarla andare, ma per rinforzare il nostro “piccolo sé”, ricercheremo, inconsciamente, persone che vibrino alla nostra stessa dolorosa frequenza. Così, anche le nostre relazioni confermeranno il nostro dramma continuando a farlo crescere.
Il corpo di dolore collettivo
La natura del corpo di dolore non appartiene solamente al singolo ma fa riferimento anche all'inconscio collettivo e si alimenta di guerre, di violenze e di prevaricazioni. Nasciamo infatti con un corpo di dolore collettivo, un bagaglio più o meno pesante, in cui possiamo riconoscere pezzi emozionali negativi, quale triste eredità dei nostri avi. Le donne, in particolare, portano sulle loro spalle una parte considerevole di sofferenza che si presenta come dolore emozionale. Quest'ultimo si è fuso al corpo di dolore femminile che è stato alimentato nel corso dei millenni con esperienze traumatiche e che può emergere, con emozioni intense e negative, soprattutto durante il ciclo mestruale. Il sacro femminino, grazie alle sue caratteristiche empatiche e sensitive, è naturalmente in contatto con l'interiorità e quindi con il vero sé e con il mondo naturale e spirituale. Il sacro maschile ha qualità che lo rendono più facilmente identificabile con la sua mente. È comunque fondamentale che ci sia equilibrio tra il principio maschile e il principio femminile perché ciò scoraggia l'ego a diffondersi e invita il pensiero emozionale a lasciare spazio alla presenza e alla compassione.
Anche se il corpo di dolore può rimanere in silenzio per un tempo variabile, l'arrivo di uno stimolo, anche banale, può riportarlo allo stato attivo. A questo punto, un ininterrotto flusso di emozioni e pensieri tossici e confusi si rincorreranno in un rimuginio senza fine. In questo senso è possibile paragonare Il corpo di dolore ad un parassita psichico che continua, voracemente, a nutrirsi della nostra energia emozionale e psichica fino a quando, sazio, ci lascerà tristi e senza forze, almeno fino allo stimolo successivo. O fino a quando, uscendo dall'ipnosi, riusciremo a dis-identificarci dal pensiero emozionale e incarnarci nello stato della presenza senza forma e senza tempo.
Il corpo di dolore nella coppia
Nella coppia, il corpo di dolore troverà un terreno molto fertile per risvegliarsi in quanto si nutre dell'energia emotiva del pattern. In questo modo esso si garantirà lunga vita anche grazie alla sua trasmissione a livello intergenerazionale. Può sembrare poco romantico ma succede, più spesso di quello che crediamo, che le coppie si scelgano anche in base alla complementarietà dei loro corpi di dolori. Anche se in un primo momento la relazione appare appagante e felice, improvvisamente, un brutto giorno, vi troverete davanti ad un estraneo con il quale discutere di questioni alquanto futili: il corpo di dolore, risvegliato, farà eco a quello dell'altra persona e, in questo modo, verrà perpetrato ancora e ancora.
Questo processo viene amplificato anche attraverso i mass media che partecipano attivamente alla sua reiterazione. Vi capita spesso di trovarvi a parlare delle ultime tragedie trasmesse sui social e al telegiornale o essere sedotti da serie e film drammatici e violenti? È molto probabile che il vostro corpo di dolore risuoni con quelle notizie e, anche se razionalmente proverete disagio e repulsione, per qualche motivo, che forse ora potrebbe essere più chiaro, ve ne sentirete al contempo attratti. Queste considerazioni potrebbero spiegare, da un punto di vista insolito, anche l'enorme successo della serie coreana “Squid Game”: in quelle immagini cruente e ricche di suspense, il corpo di dolore di milioni di persone potrebbe trovare facilmente cibo, agganciandoli allo schermo. Non voglio assolutamente rovinare l'interesse e l'entusiasmo per questo genere di prodotti o banalizzare il significato profondo e complesso che queste pellicole hanno sicuramente intenzione di veicolare. Piuttosto il mio desiderio è quello di provare ad allargare il campo di coscienza su queste tematiche in modo che ogni persona possa scegliere con cura e consapevolezza il “carburante” con cui voler nutrire il proprio corpo ma anche, e soprattutto, la propria psiche e il proprio mondo emotivo.
Il corpo di dolore: una via di consapevolezza
Innanzitutto diventare consapevoli che non siamo né i nostri pensieri né la nostra storia ci apre alla possibilità di uscire dai giochetti dell’Ego (o falso sé) che ci vuole ingabbiare, possedere e alienare dolorosamente da noi stessi, dagli altri e dalla Vita: quando siamo centrati i nostri pensieri non vengono più offuscati dalle emozioni e l'energia del corpo di dolore viene canalizzata a nostro vantaggio. Nella presenza consapevole l'energia che viene attivata da uno stimolo difficile, può accelerare il nostro processo di guarigione perché, attraverso il campo della coscienza, ne diventa il nutrimento.
Nel momento in cui sceglieremo di interrompere l'infinito ciclo di sofferenza saremo pronti per risvegliarci. Per riassumere, ogni qualvolta che smetteremo di identificarci con il nostro stato mentale-emozionale, portando la nostra attenzione al nostro corpo e accogliendo senza giudizio il sentimento che emerge, quest'ultimo perderà il potere di controllare il pensiero che ci fa restare imprigionati nella storia che la mente ha costruito di noi stessi e che potremmo chiamare “il me infelice”. Senza la storia infelice, il sentimento di tristezza non può trovare la base su cui crescere e viceversa. Dunque, la persona risvegliata amplierà il suo spazio di coscienza che, illuminato dalla luce della consapevolezza, favorirà il superamento del passato e l’integrazione dell’energia emozionale negativa promuovendo l'accesso alla dimensione della Presenza e dunque la connessione con la sua vera natura divina.