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Ornando le cose secondarie
L’ornamento delle cose secondarie è una soglia che non si attraversa distrattamente ma con un passo più lento, quasi esitante, come quando si entra in una stanza dove il silenzio ha qualcosa da dire. È un’opera che arriva in punta di piedi nella carriera di Max Gazzè e lascia un solco profondo: parla di ciò che resta quando il rumore si placa, quando le urgenze si fanno da parte e le cose apparentemente marginali reclamano finalmente spazio. Qui la musica chiede tempo, attenzione, disponibilità emotiva, non funziona come oggetto di consumo ma come luogo interiore. L’ornamento delle cose secondarie non si esaurisce al primo ascolto e anzi sembra cominciare solo dopo, quando smette di suonare e continua a germogliare dentro chi ha attraversato la soglia. È la funzione più antica e nobile della musica: non intrattenimento, ma esperienza; non sottofondo, ma presenza.
Già dal titolo, così dichiaratamente controcorrente, si intuisce l’intenzione profonda del progetto. [...]
“Noi sosteniamo che queste verità sono per sé evidenti: che tutti gli uomini sono creati uguali; che sono dotati dal Creatore di certi diritti inalienabili, tra i quali sono la vita, la libertà e la ricerca della felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini dei governi, che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che, ogni qualvolta una forma di governo diventi perniciosa a questi fini, è nel diritto del popolo di modificarla o di abolirla.”
(Thomas Jefferson, 1776)
“Portano droga, portano criminalità [...]
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi è una toccante e disperata poesia di Cesare Pavese, pubblicata postuma, dedicata alla fine di un grande amore. In questi pochi versi la malinconia dell’autore traligna in depressione, descrivendo la morte come una presenza costante, incombente, che nell’estrema solitudine dell’abbandono rende vacua ogni speranza. La vita e il nulla si sovrappongono, e scomparire nel vuoto sarà come “smettere un vizio”: e per tutti la morte ha uno sguardo.
[...]
Ero incerto se proporre un articolo simile, tanto è spinoso e insidioso il tema. Ma il tarlo non smetteva di corrodermi e allora eccomi qui a sottoporvi questa riflessione che spero di cuore possa risultare gradita. Riflessione scaturita da miriadi di scambi di vedute (a volte anche aspri e acerbi, ma quasi sempre produttivi) sia con persone del settore, sia con “semplici” ascoltatori di musica per diletto.
La domanda che vi pongo è la seguente: esistono criteri che si possano definire [...]
Chissà se le scimmie vanno in paradiso - aveva detto un pezzo grosso del controllo missione. Già, chissà - ho pensato io.
Hanno avuto l’idea da un fumetto, grandi applausi. Università prestigiose, corsi di studio, magari i genitori che hanno fatto quattro lavori per poter dire che loro figlio o figlia lavorava al programma spaziale e loro prendono l’idea da un fumetto, un cazzo di fumetto. Se avessi saputo parlare glielo avrei detto, li avrei insultati, ma nemmeno il linguaggio [...]
Psicologia nera, manipolazione mentale, persuasione, accettazione della sfera irrazionale, plagio emozionale. Nuovi Fantaguru che prendono per mano chi manifesta fragilità, per accompagnarli nei loro cerchi magici fatti di falsi storici, negazionismo, esaltazione dell'assurdo. Circolano in rete e nei profili social diversi gatekeepers di un certo contro-complottismo becero, suprematista e reazionario, creato ad arte, quando va bene, da personaggi egoici, e quando va male [...]
Amaterasu, dea del sole nella mitologia giapponese, è un’immagine potente per chi si occupa di benessere: non tanto una luce invadente quanto la chiarezza che nasce dal ritorno dopo il ritiro. Nella leggenda la dea si chiude nella caverna per dolore e vergogna; la sua uscita avviene grazie a un invito collettivo — danza, specchio, festa — che la guida nuovamente alla luce. Questo mito parla direttamente alla pratica terapeutica e spirituale: il ritiro non è fuga, ma spazio necessario per ascoltare, lavorare [...]