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14 Settembre 2026 - Attualità
A quarant’anni dalla prima apparizione, il ricordo di un fumetto che trasformò le nevrosi di una generazione in fenomeno popolare
Dylan Dog, quando l’incubo ci rappresentava
Te lo vuoi comprare un cappotto, o no?!?” – “E a che servirebbe? È dentro che sento freddo… (da Dylan Dog n. 88 “Oltre la morte”, gen. 1994)
Ricordo l’eccitazione, di prima mattina, mentre mi appropinquavo all’edicola nel presunto giorno di uscita del nuovo numero. Cominciavo a sbirciare spasmodicamente tra le riviste esposte, con la copertina fronte marciapiede. Se, tra esse, non lo avessi scorto, la delusione mi avrebbe riempito il cuore nel proseguire mestamente verso scuola. Al contrario, se lo avessi adocchiato in mezzo agli altri fumetti, con i suoi colori vividi e l’inconfondibile logo, un sorriso fanciullesco mi si sarebbe dipinto in volto, avrei tirato fuori le 1.500 lire e me ne sarei impossessato avidamente. Il resto della mattinata sarebbe stato solo una lunga attesa che portava alla lettura, rigorosamente sdraiato sul letto della mia cameretta, per dedicargli il giusto tempo con la dovuta calma e concentrazione. Una sorta di sacro rito che era al contempo personale e collettivo, posto che nei giorni successivi, in classe con i compagni che condividevano questa mia stessa passione, i commenti avrebbero occupato molta parte [...]
Una volta, una che conoscevo mi ha mandato un messaggio; il testo recitava: Sai, stasera sono sola. Io le ho risposto: Tranquilla, lo siamo tutti. Anni dopo, mentre facevo la doccia, ho realizzato che forse non voleva giocare a carte. Sono un idiota, è una caratteristica peculiare della mia personalità; ho una personalità sfaccettata e varia, tendente all’idiozia, alle occasioni perse e alla gravissima mancanza di tempismo.
Quando capitano queste cose il Karma lo sa, se lo appunta. [...]
In questo articolo affronteremo la parte più invisibile quanto pervasiva del processo antropologico in atto che cambierà la nostra natura: l'Era Psicotronica. Non solo transumanesimo, propaganda, Psyop, controllo mentale da remoto ma anche contagio psichico e riprogrammazione valoriale per atomizzare la società verso un pensiero unico di accettazione. Fermare il risveglio negando la trasformazione dal bruco in farfalla, una tensione perenne e collettiva che spingerà la massa verso zone ctonie, verso un nichilismo diffuso. [...]
Tra le tante trasformazioni che il nuovo secolo sta portando nelle abitudini e nei comportamenti del mondo occidentale, una delle più evidenti riguarda il modo in cui opinioni, idee e prese di posizione diventano pubbliche. Oggi, grazie ai social media e alle piattaforme digitali, una dichiarazione, un’intervista o persino un semplice pensiero possono raggiungere milioni di persone in pochi minuti.
Proprio da questa nuova realtà è nata una recente polemica nel mondo della musica [...]
“Siamo formati dai nostri pensieri. Noi diventiamo quello che pensiamo”
Buddha
“Ama il prossimo tuo come te stesso”
Matteo 22:37-39
Quando veniamo al mondo siamo in profonda connessione con i nostri sentimenti e i nostri bisogni. Essi sono autentici, immediati e spesso richiedono di essere accolti con urgenza. Crescendo impariamo che anche gli altri hanno dei desideri e iniziamo a sviluppare la capacità di entrare in relazione [...]
Tra i molti insegnamenti che sto ricevendo attraverso l’incontro con la cultura giapponese, uno dei più significativi riguarda il modo di concepire la comunicazione e la relazione umana.
In Giappone esiste un’espressione molto conosciuta: kuuki wo yomu (空気を読む), letteralmente “leggere l’aria”.
A una prima lettura può sembrare una semplice metafora. In realtà, racchiude una competenza relazionale profonda: la capacità di percepire ciò che sta accadendo in un determinato contesto al di là delle parole [...]
L’ornamento delle cose secondarie è una soglia che non si attraversa distrattamente ma con un passo più lento, quasi esitante, come quando si entra in una stanza dove il silenzio ha qualcosa da dire. È un’opera che arriva in punta di piedi nella carriera di Max Gazzè e lascia un solco profondo: parla di ciò che resta quando il rumore si placa, quando le urgenze si fanno da parte e le cose apparentemente marginali reclamano finalmente spazio. Qui la musica chiede tempo, attenzione, disponibilità emotiva, non funziona come oggetto di consumo ma come luogo interiore. [...]