La Sfera dei Betz - inESERGO

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11 Aprile 2018 - Storie

Indagine retrospettiva su una vicenda strabiliante e dimenticata

La sfera dei Betz
 
Florida, 26 marzo 1974. Terry Betz, studente di medicina ventunenne, insieme alla madre Gerri e al padre Antoine, ingegnere della Marina, constatano con comprensibile disappunto i danni provocati da un vasto incendio scatenatosi all’interno della loro proprietà nel Parco di Fort George Island, vicino alla città di Jacksonville. Mentre s’inoltrano tra i resti della boscaglia carbonizzata Terry incappa in una sfera metallica di circa 20 cm di diametro, dalle sembianze di una vecchia palla di cannone ma rivestita d’argento. Intrigato dall’insolito ritrovamento il ragazzo decide di portarsi a casa l’oggetto per poi dimenticarlo vicino alla finestra della camera da letto per circa due settimane.
Un giorno, mentre sta suonando la chitarra, Terry nota che la sfera vibra ed emette segnali sonori in risposta ad alcune note, più alcune frequenze (probabilmente ultrasuoni) che disturbano profondamente il cane di famiglia. Successivamente i membri della famiglia Betz constatano con estremo stupore che la sfera sembra dotata di autonoma e imprevedibile capacità di movimento, secondo traiettorie che la riportano sempre a chi per primo le fornisce la spinta iniziale. Ciò accade anche col tavolo di vetro da caffè, sul quale l’oggetto si muove perfettamente nell’ambito dei bordi e, cosa davvero incredibile, rotola in salita quando la superficie viene inclinata.

Arrivano i media
I Betz decidono di contattare i media. Il giornale locale di Jacksonville invia un esperto fotografo il cui resoconto ufficiale conferma incredibilmente le testimonianze iniziali, dando la stura all’interesse spesso morboso di decine di testate giornalistiche da tutto il mondo, ma anche di ricercatori scientifici, ufologi e addirittura medium. Nel giro di poche settimane la casa dei Betz diviene crocevia di una serie interminabile di personaggi attratti dalle facoltà della misteriosa sfera, capace di trasformare la placida vita di una famiglia di Jacksonville in una sorta di frenetica ribalta sulla quale tutti si sentono legittimati a formulare ogni tipo di ipotesi, non importa se strampalata e bizzarra.

Le ricerche dei militari
Come se tutto ciò non bastasse cominciano a verificarsi anche misteriosi fenomeni paranormali, tra cui porte che sbattono e una strana musica tipo di organo che sembra sorgere dal nulla. È a quel punto che i Betz si rivolgono alla marina militare, nel tentativo di venire a capo di un mistero che si sta facendo sempre più fitto ed inquietante. Gli scienziati si trovano costretti ad utilizzare raggi x della potenza di ben 300 kv per sondare l’interno della misteriosa sfera: mentre il guscio appare realizzato con una lega impiegata in una grande varietà di ambiti veicolari e industriali, e quindi per nulla anomala, le ricerche dimostrano la presenza di quattro poli magnetici (peraltro non concentrici) e due piccoli oggetti sferici avvolti da un materiale particolarmente denso.
Piuttosto contradditorie tuttavia le conclusioni a cui giunse il portavoce della marina Chris Berninger: a fronte delle innumerevoli stranezze l’oggetto doveva aver certamente avuto un’origine convenzionale (seppur non militare), non rappresentava un pericolo e le presunte capacità motorie altro non sarebbero state che l’effetto dell’irregolarità dei pavimenti in pietra di casa Betz combinate al suo perfetto bilanciamento sferico. Alle stesse conclusioni giunse anche l’astronomo della Northwestern University Joseph Allen Hynek, in seguito divenuto uno degli ufologi più noti al mondo. Tutto chiarito dunque?
Nemmeno per idea.
  
Le indagini civili
Carl Willson, ricercatore dell’Istituto Omega Minus One di Baton Rouge in Lousiana, dopo aver esaminato la sfera per ben sei ore conferma sostanzialmente le anomalie accertate dalla Marina Militare, riscontrando un alto livello di magnetismo, la presenza di un flusso radio (che rende l’oggetto simile ad un radio-trasmettitore) e dei già citati quattro poli magnetici definiti nello specifico un vero rompicapo.
Willson peraltro avrebbe osservato anche i bizzarri movimenti dell’oggetto, senza riuscire a ricavarne alcun modello di riferimento. James Harder, professore emerito dell’università di Berkeley ed esperto di ingegneria civile e idraulica, si sarebbe spinto molto più in là: secondo Harder il materiale interno alla sfera risultava composto di elementi con numero atomico superiore a 140 (l’uranio ha il 92). Ciò rendeva l’oggetto un detonatore di enorme potenza se fosse stato aperto, come avrebbe voluto fare la marina di Jacksonville.

Una storia senza finale
Curiosamente proprio le apocalittiche conclusioni a cui giunse Harder nel 1977 fecero scendere il sipario su questa bizzarra storia. Dei Betz e della loro sfera si perdono letteralmente le tracce, rendendo vano qualsiasi tentativo di approfondire ulteriormente il mistero anche in tempi più recenti. Chi è avvezzo a storie di questo tipo non si stupirà: non è inconsueto che la parola fine scenda infatti nel modo più improbabile, così come dal nulla spuntino sostenitori di ipotesi razionaliste tese a tirare per la giacca anche il mistero più fitto nei perimetri della logica. È il caso ad esempio di Robert Edwards, presidente di una società di forniture industriali locale, che mostrò alla stampa come la Bell&Howell di Bridgeport avesse prodotto una valvola a sfera del tutto comparabile alla sfera dei Betz: “non dico che quell’oggetto non provenga dallo spazio profondo perché non l’ho mai visto, dico solo che è identica a quella che abbiamo in magazzino”. O di James Durling-Jones, scultore locale, che dichiarò di aver perso tre anni prima un paio di valvole a sfera identiche a quella incriminata mentre attraversava l’area di Jacksonville col suo camper Volkswagen: secondo Durling-Jones il misterioso crepitio proveniente dalla sfera sarebbe facilmente spiegabile con il particolare procedimento costruttivo, che imporrebbe la foratura prima del rivestimento, causando la caduta all’interno di trucioli di fresatura. Gli anni ’70 sono stati spesso la culla di storie misteriose che hanno mantenuto il loro fascino resistendo al passare degli anni, spesso per mancanza di elementi concreti o di una seria capacità di analisi. L’enigmatica sfera dei Betz non rappresenta un’eccezione, rientrando dritta nell’ambito di quelle leggende che spesso il web riporta in auge anche a distanza di decenni. Ciò non toglie che i fatti siano realmente accaduti e che nessuno ne abbia mai fornito un’interpretazione davvero convincente. Forse l’oggetto è stato acquisito tempo fa da un collezionista naif e ora passa da una bancarella all’altra in qualche mercatino dell’usato della Florida. E i Betz hanno faticosamente riconquistato l’anonimato guardandosi bene dal riportare alla luce una storia del genere.
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