Ponte Morandi: la verità è un anelito a prezzo di costo - inESERGO

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14 Aprile 2019 - Cultura

Ponte Morandi: la verità è un anelito a prezzo di costo
 (OTTAVA VERSIONE)
Chi scrive non conosce la verità, a differenza della stragrande maggioranza dell’opinione pubblica che con l’indefesso concorso dei mezzi di comunicazione ha già perfettamente chiarito a se stessa le cause della tragedia di Genova. E quindi mentalmente archiviato la questione. E aspetta un nuovo ponte in sei, otto, dodici o diciotto mesi. Chi scrive non fa complottismo e non ama la dietrologia. Chi scrive è un privato cittadino che ha scelto di impiegare del tempo per mettere insieme i tasselli, informarsi, leggere, cercando di capire. E ne ha ricavato una serie di contraddittorietà, a otto mesi dal 14 agosto, pubblicate per provare a scalfire nel suo piccolo qualche lambiccata certezza e, di converso, alimentare il dubbio, l’afflato alla domanda, che è il sale della cultura e l’antefatto della verità. Quello che è successo poteva capitare a chiunque di noi.

Un sentito ringraziamento a Claudio Morgigno senza le cui preziose ricostruzioni parte di questo articolo non avrebbe potuto vedere la luce.  

Genova vuole credere nella giustizia. Genova vuole rispetto per i suoi morti. Genova chiede la Verità.


13 Agosto. Alessandro Lentini, un residente del quartiere genovese di Certosa, filma in tarda serata col cellulare un’attività particolarmente alacre in corrispondenza della pila 9 del Ponte Morandi, insolita sia per il gran dispiego di mezzi e il periodo festivo, sia per le condizioni metereologiche sfavorevoli. Il video verrà mandato in onda il giorno seguente da Sky TG24. Si tratta di una squadra di sette uomini della ditta Weico di Velturno (BZ) che sta installando un sistema di binari sotto il ponte funzionali a far scorrere il carroponte per i lavori di manutenzione. Carroponte che però – stando al racconto del direttore Hubert Weissteiner – non verrà mai collaudato.

14 Agosto. Crolla il Ponte Morandi: saranno 43 le vittime accertate. Sono le 11.36, orario successivamente confermato dai testimoni oculari, dalle chiamate ai numeri d’emergenza e dal sisma registrato dall’Università di Genova. Davide Di Giorgio carica il suo video su Facebook alle 11.43. Autostrade ne dà comunicazione alle 11.46 parlando genericamente di lesioni alle strutture. I media forniscono tuttavia concordi le 11.50 come indicazione temporale del disastro. Immediatamente dopo la comunicazione ufficiale, sul sito di Autostrade per l’Italia S.p.A. si dissolvono nel nulla le telecamere numero 472 e 4083, poste rispettivamente a est e a ovest della zona crollata, in una parte del ponte tutt’oggi ben salda. Diversi testimoni oculari parlano di un forte boato avvertito prima del crollo.

16 Agosto. Il sito GenovaQuotidiana.com rende noto di essere riuscito a scaricare gli ultimi secondi pubblici di ripresa dalla telecamera Ovest (11.36.18” - 11.36.34”) prima che la stessa sparisse dal sito di Autostrade. La notizia, globalmente condivisa, è che siano gli attimi immediatamente precedenti al crollo.

17 Agosto. Il procuratore di Genova Francesco Cozzi ai microfoni del Gr1 Rai afferma: “La mancanza delle immagini vere e proprie o l'interruzione delle immagini è dovuta a quanto è dato di capire a sconnessioni sulla rete dovuta al fenomeno sismico, al crollo insomma. In poche parole, un blackout”. Le telecamere avrebbero però dovuto registrare almeno l’inizio del fenomeno, trasmettendolo ai server che si occupano di archiviare i flussi streaming.

20 Agosto. La Guardia di Finanza diffonde le riprese delle due telecamere di sicurezza dell’isola ecologica sottostante il viadotto: malgrado si siano viste collassare davanti l’intera struttura, a differenza di quelle superiori non hanno avuto alcuna interruzione né deterioramento. Si tratta di due filmati diversi, condensati in un unico video, tagliati in più punti e poi rimontati. Nessun giornale, sito internet o televisione lo documenta.

23 Agosto. Repubblica.it nella sua edizione genovese informa di un terremoto del primo grado della scala Richter avvenuto in concomitanza del crollo del Ponte Morandi. Il professor Mariotti, direttore del Dipartimento Distav dell’Università di Genova, afferma: “La nostra rete di sismografi ha registrato l'impatto". Il tracciato, pubblicato solo in parte dal quotidiano, risulta comunque di ventitré secondi e fissa il culmine del fenomeno alle 11.36. Il sisma non viene caricato nel database di INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) in quanto non di origine naturale. Anche il sismologo francese Anthony Lomax annota il fenomeno pubblicandolo in un suo tweet: il sismogramma divulgato appare molto dettagliato e mostra otto impulsi di energia a partire dalle ore 11.36.35'' per un arco temporale di 15''. Secondo il sismologo quegli impulsi corrisponderebbero all'impatto a terra della struttura in otto macro tranches, con un grado di approssimazione temporale più che ragionevole.

28 Agosto. Enzo Siviero, uno dei più autorevoli esperti al mondo di ponti, rettore dell’Università Telematica eCampus, ingegnere, architetto, progettista e autore di decine di pubblicazioni sulla materia, afferma in un’intervista all’emittente televisiva veneta AntennaTre che l’ipotesi di una demolizione controllata sembrerebbe spiegare meglio di qualunque altra il collasso della struttura e la cinematica del crollo verticale del pilone. Nell’intervista il giornalista lo definisce consulente di Spea Engineering SpA (società del settore infrastrutture del Gruppo Atlantia S.p.A.): la società negherà tuttavia qualsiasi incarico formale. Le dichiarazioni, per quanto pronunciate da una delle massime autorità in materia, vengono definite dal Procuratore Cozzi “ipotesi deliranti”.

1° Settembre. La Procura di Genova diffonde tramite la Polizia di Stato un nuovo video, palesemente artefatto. Si tratta di due diverse riprese delle telecamere ovest ed est. Nel primo segmento si osservano tracce di rudimentali tagli, con veicoli che spariscono in direzione Genova e altri che appaiono contestualmente in direzione Ventimiglia. Il tutto si interrompe con una dissolvenza posticcia attribuita ufficialmente al blackout. Si precisa che l’interruzione non sarebbe stata causata dal movimento sismico, in contraddizione con quanto precedentemente affermato, ma da un problema alla centralina elettrica, che alimentava la telecamera, causato dalla forte pioggia. Viene inoltre puntualizzato che nessuna manomissione è stata applicata al video. L’intero parco dei media, senza alcuna eccezione, si limita a riportare la notizia senza mostrare il benché minimo senso critico o alimentare un costruttivo contraddittorio.

6 Settembre. La testata giornalistica D.E.S.I. (Dipartimento Europeo Sicurezza Informazioni) deposita un esposto presso la Procura di Teramo in merito alle palesi manomissioni evidenziabili nel video appena pubblicato chiedendo chiarezza.

25 Settembre. La commissione ispettiva del M.I.T. (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) presenta pubblicamente la sua relazione sul crollo del Ponte di Genova. In essa si legge, alla pagina 68, che: “la Commissione non ha potuto, alla data della consegna della presente, prendere conoscenza dell’ulteriore materiale, probabilmente di alto contenuto informativo, di cui ha appreso dell’esistenza nel corso dei sopralluoghi (ad esempio: riprese video, foto e ricostruzioni tridimensionali delle macerie effettuate dai Vigili del Fuoco ) e/o di cui anche la stampa ha riportato notizia, ed in particolare di riprese video ulteriori e diverse da quanto di pubblico dominio. Queste sono state richieste ripetutamente alla Procura di Genova che, alla data di consegna della presente relazione, non ha reputato fornire”. In una nota a piè della stessa pagina si dà notizia che i giornalisti del New York Times, per la loro indagine, hanno invece potuto godere della dettagliata ricostruzione del crollo fornita da due investigatori, di cui uno appartenente alla Guardia di Finanza, sulla base del video integrale ripreso da una telecamera di sicurezza.

26 Settembre. La Polizia di Stato diffonde il video “integrale” ripreso dalla telecamera Ovest di Autostrade. Si tratta di un filmato, dando per buono il timing indicato nel video scaricato da GenovaQuotidiana.com, che va dalle 11.32.25” alle 11.36.38”, ben oltre il blackout con dissolvenza del 1° Settembre e ben quattro secondi dopo quello di Autostrade del 16 Agosto. A un mese e mezzo di distanza dal crollo appare dunque evidente che nessuna delle interruzioni precedentemente indicate si fosse mai in realtà verificata. Sembrano inoltre palesi gli artifizi grafici applicati col concorso del maltempo all’area circostante il pilone interessato dal crollo, al punto da renderne impossibile un’osservazione nitida mano a mano che ci si approssima a quello che dovrebbe essere il momento cruciale. La Questura di Genova comunica alla stampa che “in relazione al video precedentemente diffuso da questo ufficio si precisa che si trattava di un montaggio realizzato dai nostri operatori in forma ridotta per comodità di consultazione”.

1 Ottobre. L’ingegnere Vito Segantini rilascia all’emittente televisiva veneta AntennaTre un’intervista in cui sostiene la tesi della demolizione controllata del Ponte Morandi. La voce di Enzo Siviero non è dunque più isolata tra gli esperti del settore pronunciatisi pubblicamente su questa ipotesi.

3 Ottobre. La Guardia di Finanza pubblica un nuovo video. Si tratta in realtà di due segmenti diversi ripresi rispettivamente da una telecamera nella zona dei laboratori di Ansaldo Energia, vicini a Villa Cattaneo Dell’Olmo, e da quella della ditta Piccardo puntata su Via Greto di Cornigliano. Nella prima parte si evidenzia l'ennesima grossolana opera di post-produzione con un fermo immagine incentrato su uno stralcio del viadotto in un contesto di curiosa nitidezza e in un orario di almeno due minuti e mezzo successivo al crollo. Il filmato suscita in rete estrema indignazione eppure nessun organo di stampa fa cenno alle palesi incongruenze evidenziabili.

4 Ottobre. Il professor Pietro Croce, associato di Tecnica delle Costruzioni e Teoria di progetto dei ponti dell’Università di Pisa, nominato dal Commissario per l’emergenza Giovanni Toti quale membro della Commissione esperta di supporto alle decisioni nata a seguito del crollo del 14 Agosto, nella seduta comunale odierna, in merito alla collocazione dei cosiddetti sensori di spostamento sui tronconi del ponte, chiarisce (pagina 20 del verbale): “noi stiamo monitorando un manufatto di cui non conosciamo il comportamento in condizioni normali. Noi stiamo praticamente studiando un malato, che non sappiamo se e quanto è malato, presumibilmente lo è, ma non sappiamo quanto, né sappiamo qual era la sua reazione in condizioni normali”

5 Ottobre. Il D.E.S.I. presenta un secondo esposto alla Procura di Teramo, a integrazione del precedente, in cui si fa menzione di tutte le antinomie sopra esposte. Il presidente, Luciano Consorti, parla apertamente di depistaggio in corso.

14 Ottobre. I media proseguono imperterriti anche nel corso del terzo mese della ricorrenza della tragedia a formulare ipotesi sulle presunte cause, senza averne alcun titolo ma condizionando evidentemente l’opinione pubblica. A scopo meramente significativo e riassuntivo si citano qui due esempi. Il Sole24 Ore: “può essere stato l’impalcato a determinare il crollo? Secondo la commissione ministeriale sì […] Una parziale conferma sembra venire dall’ultimo video del crollo (quello del 3 Ottobre, ndr) […]: il ponte viene improvvisamente coperto da una nube bianca, che però per un istante lascia intravedere i quattro stralli di una pila ancora al loro posto. Dunque, la nube di polvere dovrebbe essere stata causata dal cedimento di un elemento diverso, che potrebbe essere proprio un impalcato” e 20 Ottobre: Il Secolo XIX: “il tirante (reperto numero 132) si è letteralmente strappato dalla sommità del sostegno, provocando il collasso dell’intera struttura”.

2 Novembre. L’ingegnere Agostino Marioni, ex presidente della società Alga che si occupò dei lavori di rinforzo della pila 11 nel 1993, afferma in Procura davanti al pm Massimo Terrile che “a far collassare il viadotto potrebbe essere stata la caduta del rotolo d’acciaio trasportato dal camion passato pochi secondi prima”. L’ipotesi viene seccamente smentita da Silvio Mazzarello, uno dei titolari della ditta MCM Autotrasporti: “la bobina era ancora sul semirimorchio quando il tir è finito sotto il Ponte Morandi […] Tutto è documentato dalle foto della polizia”.

5 Novembre. Durante la trasmissione “Report” in onda su Rai3, il perito di Autostrade per l’Italia Giuseppe Mancini, del Politecnico di Torino, nega in maniera categorica che il collasso degli stralli possa essere stata la causa del crollo, preferendo argomentare di un qualche evento eccezionale in alcun modo prevedibile. Nello stesso giorno partono da Genova destinazione Dubendorf (Svizzera) diciassette reperti destinati all’EMPA, uno dei laboratori più quotati al mondo, per “valutare lo stato di corrosione e degrado del ponte” al di fuori di ogni conflitto di interessi nazionale con Autostrade.

11 Novembre. L’edizione genovese di Repubblica.it fornisce menzione del ritrovamento di alcune bombole di acetilene (un composto potenzialmente esplosivo) tra le macerie del viadotto. Il 24 Agosto sia Sara Menafra de Il Messaggero - “Secondo alcune testimonianze raccolte tra le ditte appaltanti, sotto al pilone crollato erano stoccate circa trenta bombole di acetilene, che servivano per la manutenzione in corso” - che Ferruccio Sansa de Il Fatto Quotidiano - “30 bombole di acetilene, il gas esplosivo e infiammabile usato per le saldature. Al momento del crollo risulta che fossero presenti sul Morandi, ma finora non se n’è trovata traccia” - ne avevano parlato. Il Procuratore Cozzi in merito afferma: “erano cose che stavamo cercando [...] Comunque ora si tratta di capire se queste bombole sono integre o meno". Nessun altro quotidiano riporta la notizia.

13 Novembre. Alla vigilia della terza ricorrenza del disastro, il Commissario alla ricostruzione Marco Bucci, di fatto non ancora operativo e col Decreto Genova in attesa di essere convertito in legge, dichiara alla stampa che la demolizione dei resti del Ponte Morandi inizierà il 15 Dicembre per concludersi a metà 2020 con una struttura completamente nuova. Sono asserzioni che appaiono incredibilmente imprudenti, in relazione soprattutto al parere dei tecnici interpellati sull’argomento. Si segnala qui ad esempio la missiva inviata a Sindaco e Presidente della Regione Liguria da parte di un gruppo di ingegneri di Italimpianti, Techint, Paul Wurth e altre aziende, nella quale si prospetta un tempo minimo e ottimistico di almeno tre anni per la ricostruzione.

22 Novembre. Gli uffici della ditta Weico di Velturno (BZ), i cui operai erano impegnati la notte del 13 Agosto nell’installazione delle guide necessarie per far scorrere il carroponte sotto l’impalcato stradale, ricevono la visita della Guardia di Finanza e degli investigatori della Procura di Genova finalizzata all’acquisizione di documentazione riguardante tipologia e modalità dei lavori in essere e alla verifica del piano di sicurezza

28 Novembre. Tra i progetti di ricostruzione inviati alla struttura commissariale ben tre (Codacons, Gruppo Pizzarotti e Ricciardello Costruzioni) puntano al ripristino del viadotto sul Polcevera, concettualmente sorretti dalla posizione netta dell’INARCH (Istituto Nazionale di Architettura) che lo scorso 3 Settembre si era già espresso in tal senso in una lettera al ministro Toninelli, al governatore Toti e al sindaco Bucci. “Un'ipotesi fondata sui criteri metodologici più avanzati messi a punto nel nostro paese, che fungono da guida agli interventi di salvaguardia dei beni culturali anche a livello internazionale. Ciò garantirebbe semplificazione delle procedure, tempi più rapidi e costi di realizzazione più contenuti e, non ultima, la salvaguardia di un'opera straordinaria”. La tesi è sostenuta anche da una petizione per il salvataggio patrocinata da numerosi ingegneri e architetti, molti dei quali con esperienza diretta del viadotto, a oggi firmata da più di duemila persone. Stupisce in merito l’atteggiamento compatto dei media e delle istituzioni locali e nazionali, che sin dal principio hanno caldeggiato l’idea della demolizione completa del viadotto senza una perizia sullo stato della parte rimasta in piedi e senza aver accertato le cause del crollo, prefigurando lo spettro di un evidente danno erariale (il ponte Morandi è proprietà dello Stato italiano, non di Autostrade) - vedi anche l'esposto del Cav. della Repubblica Prof. Ing. Giuseppe Maria Amendola.

5 Dicembre. La Commissione difesa del Senato Italiano approva per il nostro Paese il cosiddetto "Piano d'Azione sulla Mobilità Militare" presentato dalla Commissione Europea il 28 Marzo 2018 in base ai requisiti stabiliti dal Pentagono e dalla Nato. Esso prevede di «semplificare le formalità doganali per le operazioni militari e il trasporto di merci pericolose di tipo militare». Si devono perciò rimuovere «le esistenti barriere alla mobilità militare», modificando «le infrastrutture non adatte al peso o alle dimensioni dei mezzi militari, in particolare ponti e ferrovie con insufficiente capacità di carico».

6 Dicembre. Durante un incontro pubblico presso il Teatro Govi di Genova Bolzaneto, il commissario per la ricostruzione Marco Bucci ammette: “le analisi [di stabilità sui monconi del Morandi, ndr] sono state effettuate da chi ha presentato le proposte di demolizione e ricostruzione, e la stragrande maggioranza dice che bisogna buttarlo giù”. Affermazioni che prefigurano un evidente conflitto di interessi e paiono incommentabili.

12 Dicembre. Dai laboratori dell’EMPA di Dubendorf giunge alla Procura di Genova una relazione di oltre centoventi pagine che confermerebbe lo stato di ammaloramento dei reperti inviati: tale analisi dovrà essere confrontata con i rilievi effettuati in loco dai periti italiani e produrre un accertamento conclusivo nel giro di un mese. Tanto basta ai media per concludere che “il cedimento è avvenuto per rottura degli stralli”. Eppure, molti sono gli esperti che continuano a rigettare questa tesi. Si cita a titolo esemplificativo il parere dell’ing. Michele Calvi - ordinario di Tecnica delle Costruzioni all’Università di Pavia – per il quale la causa del crollo “non possono essere stati gli stralli”, e del già citato ing. Enzo Siviero, secondo cui tutto sarebbe principiato da un cedimento delle saette (i puntoni che sorreggono l’impalcato, ndr)

14 Dicembre. A quattro mesi esatti dal disastro ancora non è stato diffuso dalle autorità competenti il video del crollo. Una scelta decisamente incongrua rispetto ad altre tragedie, anche con vittime, come l'esplosione sul viadotto A14 presso Bologna del 6 agosto scorso o il cedimento della torre dei piloti a Genova nel 2013. Il regista e blogger italiano Massimo Mazzucco, ideatore del sito di controinformazione Luogocomune.net, ha lanciato una petizione on line rivolta alla Procura di Genova - già sottoscritta da più di novemila persone - per chiederne la diffusione. Intanto, con una mossa senza precedenti, Autostrade SpA annuncia un colossale risarcimento di 50 milioni di euro ai familiari delle vittime dopo appena quattro mesi di inchiesta, in cambio della rinuncia a costituirsi parte civile e quindi dell’uscita dal processo. L’amministratore delegato Castellucci si fa portavoce inoltre della decisione dell’azienda di procedere a un ricorso singolare – senza cioè richiedere la sospensiva dei lavori - contro il Decreto Genova per illegittimità, al fine di non mettere a rischio, a suo dire, “il giusto desiderio e bisogno dei genovesi di avere un ponte il prima possibile”.

18 Dicembre. Con l’assegnazione dei lavori di ricostruzione in 12 mesi alla neocostituita società “PerGenova” - formata da Salini-Impregilo SpA, Fincantieri SpA e Italferr SpA - su ispirazione dell’idea dell’archistar Renzo Piano (che sarà sovrintendente del progetto) - si conclude, simbolicamente, la vicenda del Ponte Morandi di Genova. Per lo meno la prima parte. Un finale già annunciato il 7 settembre scorso, nel corso della presentazione del ponte in Regione Liguria a cui aveva presenziato, tra gli altri, l’AD di Autostrade Giovanni Castellucci e Giuseppe Bono – AD di Fincantieri stessa. Durante la conferenza stampa ufficiale, il commissario per la ricostruzione Marco Bucci ha fatto riferimento all’articolo 32 della direttiva UE in materia di appalti per giustificare una scelta effettuata senza fare confronti. Il testo dell’articolo non sembra fornire tuttavia risposte evidenti. L’AD di Salini-Impregilo risulta indagato dalla Procura di Genova per turbativa d’asta negli appalti del Terzo Valico e né Fincantieri né Italferr posseggono nativamente gli attestati SOA-OG3 per eseguire i lavori. Nel Decreto n.19/2018 si legge infine che il progetto di Renzo Piano si sarebbe imposto anche per “rispetto dell’avversione psicologica maturata in città nei confronti di altre tipologie di ponti con parti sospese o strallate”.

28 Dicembre. Vengono resi noti i particolari del ricorso contro il Decreto Genova presentato da Autostrade al TAR della Liguria. Sono chiamati in giudizio il Commissario Bucci, il Presidente del Consiglio Conte e il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Toninelli. Col ricorso Autostrade chiede l’annullamento della nomina del commissario e impugna l’esclusione dai lavori di ricostruzione in assenza dei dovuti pronunciamenti giudiziari e a fronte di richieste di esborsi “senza alcun parametro quantitativo applicabile”.

14 Gennaio. Terminano i test per valutare l'idoneità statica del moncone ovest di ponte Morandi, condotti con l'uso di due carrelli radiocomandati del peso di trenta tonnellate l'uno, i cui risultati certificano l’ottimo stato di salute di quella parte del viadotto. Parte del viadotto che sovrasta proprio quella Corso Perrone (arteria stradale nevralgica per gli abitanti della Valpolcevera e delle sue aziende) interdetta alla viabilità ordinaria dalla Protezione Civile per due mesi abbondanti su proposta del vicesindaco Stefano Balleari senza l'emissione di alcun documento che tecnicamente ne certificasse o meno la precarietà - e senza alcuna ordinanza di sequestro.

19 Gennaio. Renzo Piano, sovrintendente progettuale del nuovo ponte sul Polcevera, in un’intervista al giornale locale Il Secolo XIX annuncia: “questo ponte apparterrà a un’altra famiglia rispetto a quello precedente, che era un ponte autostradale. Questo è un ponte che si vedrà in particolare da sotto, perché ci sarà un parco […] Una zona, ricordiamoci, che sarà soggetta a una profonda trasformazione attraverso una serie di concorsi che definiranno il nuovo assetto residenziale e produttivo”. Parole che manifestano un’idea di riqualificazione urbanistica che nulla ha a che vedere con le disposizioni urgenti per la città di Genova indicate nella legge 130/2018 e finalizzate al ripristino della viabilità.  

20 Gennaio. Ancora Il Secolo XIX fornisce menzione della decisione di spostare la nuova struttura di una ventina di metri verso sud e limitare la velocità in alcuni tratti per venire incontro alle “esigenze (e preoccupazioni) delle imprese coinvolte nel progetto di ricostruzione”. Il tutto a più di un mese dalla firma del contratto per l’assegnazione dei lavori, facendo palesemente dubitare dell’esistenza di un vero e proprio progetto di ricostruzione già definito e depositato.

25 Gennaio. L'assessore all'Urbanistica Simonetta Cenci svela in conferenza stampa il Master Plan del Comune di Genova con cui viene ufficializzata la radicale trasformazione della bassa Valpolcevera: impianti sportivi, una pista ciclabile, aree verdi hi-tech e una grande piazza circondata da un parco al posto delle abitazioni sfollate. Un progetto in cui sono coinvolti diversi investitori pubblici e privati e che era già stato preannunciato dal Commissario Bucci il 7 Settembre, a poco più di venti giorni dalla tragedia.

31 Gennaio. Torna a parlare il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi: "Noi abbiamo tutto l'interesse affinché venga demolito il viadotto. Questo deve essere un messaggio chiaro"   

5 Febbraio. Viene decisa la rimozione del sistema di monitoraggio a sensori ottici sulla parte ovest del viadotto - il cui stato di degrado venne definito "molto grave" dal procuratore Cozzi - in quanto “la struttura è sicura e i sensori non servono più”. Intanto emerge da un’indagine di Repubblica.it come il nuovo viadotto avrà un prezzo ben superiore a quello di mercato - il doppio - battendo perfino i costi del viadotto strallato di Millau (nell’Aveyron, in Francia), lungo 2460 metri e sorretto da sette piloni il cui più alto raggiunge il record mondiale di 343 metri (più della torre Eiffel). Quattordici anni di studi preliminari e 6000 euro al metro quadro, un po’ meno rispetto al nuovo viadotto sul Polcevera.

8 Febbraio. Il giudice per le indagini preliminari Angela Maria Nutini invalida le traduzione dal tedesco della perizia effettuata dai laboratori dell'EMPA di Dubendorf in quanto effettuata non in contraddittorio, davanti ai consulenti di tutte le parti in causa, ma da ausiliari che hanno tradotto esclusivamente per la procura. Ciò annulla in un colpo solo due mesi di sentenze mediatiche circa il cedimento ad opera degli stralli ordite sulla base delle veline divulgate. Intanto giunge sulla scrivania del Procuratore regionale della Corte dei Conti di Genova un esposto urgente a cinquantasei firme per danno erariale e scelte "potenzialmente lesive degli interessi pubblici". Nel giorno dell’inizio delle operazioni di abbattimento del moncone ovest, davanti a un parterre de rois formato tra gli altri dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli e dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, compare anche uno striscione di contestazione (subito rimosso) inerente la costante spettacolarizzazione mediatica dell’evolversi cronachistico di questa tragedia.

18 Febbraio. Il camionista ceco Martin Kucera della SPED-IT, miracolosamente sopravvissuto al crollo, sentito a Praga in qualità di testimone dagli investigatori genovesi con rogatoria internazionale, smentisce che la bobina trasportata dal tir della MCM Autotrasporti si sia sganciata causando il crollo del ponte. Autostrade dal canto suo nega di aver mai suffragato questa tesi e preannuncia la formalizzazione di un’ipotesi sul crollo “non appena i propri consulenti avranno terminato di analizzare le informazioni disponibili”.

12 Marzo. Si allarga l’inchiesta della Procura di Genova. Sono ora settantaquattro gli indagati per il crollo. Tra i nomi spiccano Antonio Galatà (AD di Spea Engineering S.p.A.) e soprattutto l’ing. Gabriele Camomilla, coordinatore dell’intervento di retrofitting sulla pila 11 compiuto a inizio anni ’90 e convinto sostenitore della possibilità di recupero del Ponte Morandi nonché firmatario di diverse iniziative giudiziarie in proposito. Anche lui dovrà rispondere di omicidio colposo plurimo, disastro e attentato alla sicurezza dei trasporti.

14 Marzo. A sette mesi dal crollo del Ponte Morandi ancora non sono stati diffusi i video integrali del crollo. La scoperta dell’amianto (non antropico) nel ponte, grazie soprattutto all’esposto del Comitato Liberi Cittadini di Certosa, sembra porre la struttura commissariale di fronte a problematiche negate ufficialmente più volte in passato (vedi le dichiarazioni di Giovanni Toti del 27 Novembre e quelle di Marco Bucci del 20 Dicembre), correlate alla salute dei cittadini e alla dispersione di polveri sottili, altrettanto pericolosa.

18 Marzo. Nel progetto esecutivo di 1° livello pubblicato sul sito del Commissario Ricostruzione Genova si legge che il tracciato ideato per il nuovo ponte andrebbe a interferire parzialmente con cinque fondazioni del vecchio viadotto, che dovrebbero pertanto essere demolite.

30 Marzo. Durante il documentario video "Il Ponte spezzato" prodotto da RSI - Radiotelevisione Svizzera, si viene a sapere in forma ufficiale che gli inquirenti sono in possesso del video integrale in alta risoluzione del crollo ripreso dalle telecamere di Ferrometal S.r.l.

1 Aprile. A distanza di quasi otto mesi dagli eventi spunta un nuovo testimone oculare. Alessandro Jelenich racconta la stessa sequenza rumore fortissimo-fumo-crollo già riportata da altri. Aggiunge in più di aver notato il pilone squarciarsi a partire dal basso e che il disfacimento della struttura non sarebbe durato più di cinque secondi. Particolari nuovi che sembrano prefigurare, con tutte le cautele del caso, una fenomenologia alquanto anomala.


In memoria di Mirko Vicini; Bruno Casagrande; Marian Rosca; Anatoli Malai; Cristian, Dawna e Kristal Cecala; Andrea Vittone, Claudia Possetti e i figli Manuele e Camilla; Roberto Robbiano, Ersilia Piccinino e il figlio Samuele; Alberto Fanfani; Marta Danisi; Stella Boccia; Carlos Jesus Erazo Truji; Giovanni Battiloro; Antonio Stanzione; Gerardo Esposito; Matteo Bertonati; Axelle Place; Nathan Gusman; Melissa Artus; William Pouza; Juan Ruben Figueroa Carrasco; Leyla Nora Rivera Castillo; Juan Carlos Pastenes; Admir Bokrina; Marius Djerri; Henry Diaz Henao; Luigi Matti Altadonna; Francesco Bello; Giovanna Bottaro; Elisa Bozzo; Andrea Cerulli; Alessandro Campora; Giorgio Donaggio; Vincenzo Licata; Alessandro Robotti; Gennaro Sarnataro; Angela Zerilli.
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