Roberto Maini, detto ‘Gola Secca’ - inESERGO

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16 Marzo 2018 - Storie

La storia di una fiaba. Una fiaba accaduta per davvero

Roberto Maini, detto ‘Gola Secca’
  
Genova: Stazione Principe; Galleria Mazzini; Piazza Campetto; Ponte Monumentale. L’uomo si aggira tra questi quattro epicentri come fossero gli angoli di un ring immaginario, infossato su un gradino o ciondolando con l’ombrello chiuso come un gentiluomo d’altri tempi. Ha il viso emaciato e lo sguardo vagabondo, il cappotto sgualcito, sventurato come la sua stessa vita. Passo lesto eppure improvvisato, discontinuo nel suo fare delirante; la mendicanza è prossima ma mai lambita: rimangono i panni del fantasma osservatore, come un’ombra scantonata tra una folla di occhiate frettolose e corrucciate. L’invettiva nasce così, all’improvviso: contro il cielo, un tombino, le nuvole portate dal vento di scirocco e la sua salsedine, contro gli uomini e le donne (soprattutto le donne), contro il mondo tutto. BASTARDIIII strepita con voce gracidante e cornacchiesca, soprattutto inconfondibile.
Lo chiamano “radiolina” e anche “gola secca”: sono nomignoli della strada coniati dai passanti che quotidianamente ne incrociano lo sguardo per poi abbassare il proprio, indispettiti e specialmente indifferenti. “Londra, Parigi, Bolzaneto… ho girato il mondo”, “sono le 17.50, le .51, le .52, le .53 e in paradiso non ti passa più”: impossibile definire l’essenza di quei verdetti gridati al creato tra sragione e visionarismo, e soprattutto impossibile circoscrivere la figura di un filosofo assurto suo malgrado a simbolo underground della città, anima reietta e tanto cara ad artisti e cantautori.
     
Un artista fuori dagli schemi
Roberto Maini era un pittore. Se n’è andato un qualsiasi giugno di due anni fa senza strepitii e senza clamori. Chi in passato lo aveva avvicinato, riuscendo a superarne la naturale diffidenza, giura che fosse una persona gentile, disponibile, perfino affabile.
Ne sa qualcosa il fotografo Eugenio Costa (nipote di quel Giacomo tra i fondatori della più importante compagnia di navigazione italiana) che vi si approssimò alla stazione scambiandolo per ferroviere: è grazie a quell’episodio e alla ventennale amicizia che ne nacque se oggi del Maini possiamo ammirare una sessantina di opere, raccolte con affetto e dedizione nel corso degli anni. E ne sa qualcosa anche la scrittrice Rosa Matteucci, per il cui tramite un acrilico di “gola secca” fu esposto nel 2011 alla 54° edizione della Biennale di Venezia, tra le più importanti e prestigiose manifestazioni internazionali d'arte contemporanea al mondo.
Gli esordi del Maini risalgono al 1967, quando il suo nome spiccava nel novero di quell’arte povera che rifiutava tecniche e supporti tradizionali simboli del conformismo sociale al fine di sostituirli con materiali di basso profilo come terra, legno, stracci, scarti e plastica. Prima venne dunque la collettiva “Situazione 67” negli spazi della galleria d’arte “La Bertesca” a Genova, poi la prima personale e infine la partecipazione alla mostra “Processi di pensiero visualizzati” del 1970 a Lucerna, prestigiosa grande collettiva internazionale dedicata all’arte povera. Ma l’uomo non amava le luci della ribalta, né il suo stesso lavoro. Infatti, dopo l’apice di Lucerna e al netto di qualche mostra in giro per la Liguria negli anni successivi, le tracce della sua carriera artistica tendono a diradarsi. Se di carriera sia opportuno parlare: l’insondabile mistero di uno dei nomi di maggior spicco della nuova arte contemporanea tramutatosi nel corso degli anni in pittoresco urlatore per le vie di una città metropolitana è destinato a rimanere tale per sempre.
 
L’arte cosmica
Quel che è certo è che se i primi anni furono ispirati dalle nuove istanze povere, successivamente le modalità artistiche del Maini virarono verso terreni altri e del tutto inesplorati, l’energia orgonica e le suggestioni cosmiche.
Lo psichiatra e psicanalista Wilhelm Reich (discepolo di Freud e più volte ricusato dalla comunità scientifica tradizionale) ne influenzò oltremodo l’opera con le sue teorie, spesso richiamate sotto forma di allegoria visiva. Secondo Reich l’universo e tutti gli esseri viventi sarebbero interconnessi da un’unica primordiale energia vitale, chiamata appunto orgonica, che muoverebbe lo spazio garantendo inoltre salute e vitalità: alla base della malattia ci sarebbe infatti il blocco del naturale fluire di questa energia. Maini fu testimone in prima persona delle teorie di Reich: accomunato a lui dalla medesima marginalizzazione sociale, con l’aiuto di due studenti di fisica genovesi costruì e provò su sé stesso l’accumulatore, strumento in grado di convogliare l’energia cosmica sull’essere umano. Le sue opere trasudano di riferimenti simbolici alla teoria dell’orgone, specie nelle volute luminose e roteanti che guarniscono i cieli e nelle scie trasversali che inondano la scena. È una pittura poco tecnica ma fortemente espressiva, che vive di contrasti cromatici e di tratti potenti, di colori puri volti a figurare un’invisibile forza superiore che si manifesta all’uomo capace di percepire la realtà per ciò che essa realmente è. Sono rimandi infiniti ad echi e allegorie, scie luminose, stelle marine su scogli astratti e analoghe forme punteggiate di stelle, cieli inerti guarniti di nuvole arabescate e solcati da sfere luccicanti. È una rappresentazione che separa il firmamento dalla terra, perché solo dal cielo e dalle sue forze può discendere la salvezza per il genere umano.

Una vita senza applausi
Questa è stata l’arte di “gola secca”, una fiaba realmente accaduta. Le vicende di un uomo in dissoluzione, auto confinatosi ai bordi del mondo cosiddetto reale. Capace di parlare al cuore ma non alla gente, non senza un’invettiva che supplicasse attenzione. Artista in grado di sondare i territori dell’emozione e le sue manifestazioni, in un continuo affrancamento dalle convenzioni e con la perlustrazione dell’animo umano come obiettivo finale e unico. Con addosso una tragicomica maschera pirandelliana sul palcoscenico della beffarda vita. “Lavoro per un futuro ancora lontano. La lettura classica si limita agli aspetti formali e cromatici. La lettura del futuro vedrà altre cose: lo svolgersi dell’esperienza e delle difficoltà nell’artista testimone e pioniere”
(Roberto Maini)

Consulenza artistica: Alessandro Sala
Le immagini dei dipinti e i riferimenti storici sono tratti dal catalogo "Liberarsi è stupendo!" (Il Canneto Editore)


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